Via di qua

Passeggiando a piedi amo leggere i nomi delle vie che percorro.
Via Manzoni, Via Grassi, Via Milano…
Io, invece, abito in via Collina.
Non un nome importante per la mia via.
Non Shakespeare o Dante o D’Annunzio.
No, la mia si chiama proprio Via Collina.
Un nome che non dice niente.
Che non rimanda ad una persona o ad un fatto storico importante.
Ricordo solo un arbitro con quel nome.
Allora dovrei dire che arbitro in Via Collina.
Forse suonerebbe meglio.
Forse non suonerebbe affatto.
Fischerebbe, questo sì.
Poi, però, penso alla mia via dal nome geografico.
Collina.
Indica un luogo, tutto verde magari (quanto amo il verde!).
Un punto né alto né basso.
Non pianura, non montagna.
Una sorta di non luogo o un luogo di mezzo.
Ed io abito proprio qui, in Via Collina.
Una folle come me, in Via Collina.
Come il fool on the hill di quei matti dei Beatles.
Ma sì: tutto alla fine torna.
O va.
Via di qua
Via Collina.

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Englishman in New York

Sting-Englishman-In-New-York

Mi faccio tanti film.
E sono film fatti in casa.
Su pellicola domopak.
Ma mi dicono dalla regia che devo smettere di farmi tutti questi film.
E lo dicono a me.
Sì, a me.
Che ho già scelto pure la colonna sonora.
Brani di ogni genere.
Protagonisti, essi stessi, del mio passato.
E del mio presente.
Jazz, pop, bossa…
C’è sempre una musica che bossa alla mia porta.
E che mi porta via con sé.
E con tutti i miei “se”.
E questa sera il mio film è in bianco e nero.
Come i due colori che sento dentro, da sempre.
Buio e luce.
Metto sempre le cose in chiaroscuro, io.
Per godere meglio dei contrasti.
Come quelli che sa regalare una città che ho nel cuore: New York.
Città in bianco e nero descritta, disegnata, in questa poesia che amo:

Alla giovane cassiera di Sbarro, Times Square, NYC
[di R. Uberti in Tetralogia Newyorkese]

È un’ora di pranzo credo come tutte le altre
sulla prua di Times Square orientata a nordovest
e tu hai un sorriso da gallina sventrata mentre infili la mia cartadicredito
dentro un paio di labbra di plastica e mi dici tenkiù.
Ho un vassoio con un po’ di pasticcio di pasta e del pollo
credo oramai arrugginito. Tra un attimo siederò a un tavoletto
addosso a una vetrina dove mi sento in faccia alla folla.
E tu intanto dirai altri dieci e poi dieci e poi dieci tenkiù
a chi compra il tuo pollo oramai arrugginito.
In faccia a tutta la folla che cosparge ricopre la prua di Times Square
in piena navigazione verso porti mai visti
sei soltanto la piccola buccia
di una vecchia banana gettata su un marciapiedi esigente.

(E in sottofondo Sting se la canta – e ce le canta)
“Be yourself, no matter what they say”

When I Fall in Love (B. Evans)

Dritto dritto al cuore.
Senza passare per nessun altro organo vitale.
Dritto dritto, come un colpo ben assestato.
Una freccia.
Che fa breccia.
Basta guardarla dall’altro lato, quello b.
Un brano che puoi ascoltare solo ad occhi chiusi.
Come quando dai un bacio.
Un lungo bacio.
E ti ritrovi in un mondo parallelo.
Il suo.
E ti perdi.
E ti cerchi.
E ti trovi.
Così io.
Quando mi innamoro.

When I Fall in Love

When I fall in love it will be forever
Or I’ll never fall in love
In a restless world like this is
Love is ended before it’s begun
And too many moonlight kisses
Seem to cool in the warmth of the sun

When I give my heart it will be completely
Or I’ll never give my heart
And the moment I can feel that you feel that way too
Is when I fall in love with you.

And the moment I can feel that you feel that way too
Is when I fall in love with you.

Note(voli) – Coldplay “Magic”

Non un video.
Un corto.
Per chi è a corto di magia.
E di amore.
Ché l’amore è magia.
E ti appare proprio quando meno te l’aspetti.
E tu sorridi, come un bimbo che non crede ai suoi occhi.
Forse è solo un trucco.
Ma quel bimbo non lo sa.
E’ magia.
Ecco cos’è.