L’amore è un jeans

mc-jefferson-agloro-186548I jeans.
Sono lì, in vetrina.
Ti guardano.
Ti guardi e pensi: sono perfetti per me!
Li compri.
Mai della taglia giusta, ma ti convinci che
“tanto poi cedono” e quella che cede sei tu.
Arrivi a casa.
Vuoi metterli.
Stretti da morire (tanto poi cedono, ti ripeti come un mantra, mantra li indossi)
Ecco! Bellissimi!
Esci a farci un giro.
Domani li rimetti, sono troppo belli!
Ma anche dopodomani.
E al quarto gior… no.
Hanno ceduto troppo (te l’avevo detto, no? Tanto poi cedono).
Ma così è davvero troppo.
Non ti piacciono proprio.
Non sono più quelli belli in vetrina.
Quelli che hai comprato tuttacontenta.
No.
Non più.

Ecco.
L’amore è un jeans.

 

Che giornata del Katze!

Amo gli animali.
Me lo ripeto tutte le mattine guardandomi allo specchio.
Ma più di tutti amo i gatti.
Sì, c’è chi ama i cani e chi ama i gatti.
Io amo i gatti.
Da qualche parte ho letto, da ragazzina, che l’amore per i gatti è in qualche modo legato al sesso.
Ma tutto questo non ha sesso!
O forse sì?
In fondo deve pur esserci una qualche correlazione con l’equivalente tedesco per gatto: Katze.
Sì, proprio Katze.
“Ma di che Katze stai parlando, Pazza?”
Del gatto, in tedesco!
Beh, in effetti anche gli inglesi hanno i loro cats…
Ma farsi capire non è mai facile, eh.
Fra intendersi e fraintendersi è un attimo.
Ed io che nella Giornata Mondiale del Gatto cercavo solo di essere sul pezzo.
E invece sto sul Katze.
Anche il mio gatto mi guarda e se la ride.
Sotto i baffi.
Vabbè, vado a giocare un po’ con lui.
Scusate, torno topo.

Il nome dei gatti

E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se ma lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.

T.S. Eliot
(Old Possum’s Book of Practical Cats)

L’ultimo incontro

Non si sarebbero mai più rivisti.
Lo avevano capito da tempo, ormai.
E quello era il loro ultimo incontro.
Lo avevano rimandato tante volte.
Avevano trovato mille scuse
“Domani ho da fare”, “Il mio capo non mi ha dato un giorno di permesso”
“Mi hanno detto che venerdì arriveranno gli alieni…”
Beh, alcune erano davvero poco credibili.
Ma non per loro.
Loro che continuavano ad attaccarsi ad ogni pretesto pur di rimandare l’irrimandabile.
Ma ora era giunto il momento di salutarsi per sempre.
Come dite?
Volete sapere se si amavano?
Certo che sì.
Ma quello era il loro ultimo incontro.
Lo sapevano e basta.
“E basta” continuava a risuonare nelle loro teste.
Come il refrain di un disco rotto.
Un abbraccio.
Un ultimo bacio.
E basta.
Andando via lei disse: “Addio”.
Gli voltò le spalle, ma fece pochi passi.
Si fermò e gli chiese: “Come sono andata?”
E lui, con gli occhi ancora lucidi, “Sei andata d’addio.”

Ancora cinque minuti…

poi ti svegli almeno credi ché tutta questa voglia di tenere gli occhi aperti proprio non ce l’hai ché a dirla tutta e a dirla soprattutto a te stessa vorresti continuare a dormire per continuare sì quel sogno quello bello quello in cui ti sei sentita a tuo agio e da cui non vorresti mai uscire perché dentro ci puoi fare tutto senza chiedere il permesso e senza paletti né punti né virgole e puoi volare via o tornare e cantare e vivere e semplicemente amare ché l’amore in fondo è una cosa semplice come respirare come sognare come non è lì dove vivi ad occhi aperti dove ti aspettano ad occhi aperti dove devi tenere sempre gli occhi aperti e no forse no questa mattina proprio no ancora cinque minuti che per il tuo sogno sono tutta una vita
la tua

Note(voli) – Coldplay “Magic”

Non un video.
Un corto.
Per chi è a corto di magia.
E di amore.
Ché l’amore è magia.
E ti appare proprio quando meno te l’aspetti.
E tu sorridi, come un bimbo che non crede ai suoi occhi.
Forse è solo un trucco.
Ma quel bimbo non lo sa.
E’ magia.
Ecco cos’è.

“A piedi nudi nel parco”

Quante volte l’ho visto?
E quante volte lo rivedrei?
Se proprio devo farmi un film, mi faccio questo.
(e poi, Robert, cos’ha Jane che io non ho?)