2017, ti stiamo aspettando.

Il nuovo anno è alle porte
e quello vecchio fa di tutto per intralciargli l’ingresso
eppure
dovrebbe essere felice di andar via
ché non ci ha amato poi tanto, no?
tra guerre, morte di gente famosa e gente comune (‘a livella, Toto’ caro),
attentati nel nome di un Io più grande del dio invocato,
terremoti, alluvioni e disastri di ogni genere
beh, non si può proprio dire che quest’anno ci abbia tanto amati,
forse armati,
armati di pazienza o rassegnazione o.
Ecco, io mi aggrappo a quell’o,
che è pur sempre l’inizio di un timido ottimismo
per il nuovo anno
quello che verrà (diceva Dalla)
quello che verrà domani (è un altro giorno, diceva Miss O’Hara)
quello, proprio quello che tutti stiamo aspettando
più di Godot (che ha chiamato per dire che farà tardi pure stavolta).
Ma il nuovo anno lo vogliamo tutti
e lo vogliamo diverso.
E già lo amiamo un po’, vero?
Allora auguri,
di buon anno
e di buon a noi.

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Silenzio!

È ancora troppo presto.
Per (inter)rompere un silenzio.
C’è chi abbatte il muro del suono
E chi, come te, costruisce muri di silenzio.

[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]
[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]
[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]
[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]
[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]
[silenzio] [silenzio] { crepa } [silenzio]
[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]
[silenzio] [silenzio] [silenzio] [silenzio]

Oh!
Ho intravisto una crepa, nel tuo silenzio.
“Ma no, sciocca, quella non è una crepa. È solo una che crepa, nel silenzio generale.”
Ah.
Come al solito non c’ho capito niente.
Spero almeno che la poverina possa crepare dalle risate.
Sai che rottura, per quel muro.

La fate facile, voi.

“Scrivi”.
E’ l’invito di questo foglio bianco.
Mi dice proprio così:
“Scrivi”.
Come se fosse facile.
O come se colei che scrive fosse felice.
Fosse facile essere felice.
Invece non lo è mai.
Nemmeno quando sento che quella felicità in fondo un po’ me la merito.
Ma non riesco a godermela.
Ché non è facile nemmeno godere, eh.
Troppi freni, paletti, muri alti alti.
Provo a scalarli, io, quei muri, ma c’è sempre qualcosa (o qualcuno) che da giù mi tira la maglia.
E non mi fa arrivare in cima.
Allora mi sento straziata.
Ho l’anima a brandelli.
Il cuore sta bene, grazie.
Ma l’anima è in rianimazione.
Si rianimerà?
Non so.
So dove sono e so dove vorrei essere.
E così non mi sento in nessun luogo.
So chi sono?
E chi sono io per dirlo?
Allora forse è meglio scrivere.
Scrivere per descrivere.
I miei stati d’animo
Le mie paturnie
Le mie ansie
Le mie felicità
Le mie paure

Scrivere per descrivere me.

Eh.
Fosse facile.
Come essere felici.