E’ già Luna

E ti guardo, Luna.
Sì, dico a te.
A te che fai finta di non vedermi.
Eppure sai che sono qui.
Come sempre.
Col naso all’insù.
Io, lunatica per eccellenza.
(“Sua Eccellenza, è arrivata la lunatica che stava aspettando”)
E guardo il mare.
Quello in cui ti specchi, tutte le sere.
E che condizioni, tutte le volte.
Una marea di alti e bassi che solo tu sai regalare.
A me e a lui.
Ed io che vorrei urlare.
Magari dovrei ululare.
Ma non ho mai veramente creduto a questa storia dell’abbaiare alla luna, no.
Al massimo potrei miagolare.
E poi fare le fusa.
Io, fusa (che già sono).
Ma stasera no.
Ti chiamerò accendendo un fuoco vicino a me.
Lo falò per te.
Per te che ami l’acqua, ma anche il fuoco.
Per te che sei parte di me.
Per te che improvvisamente appari in cielo e penso: “E’ già Luna.”
S’è fatto tardi.
E’ ora d’andare.
A sognare.

[dicembre 2013 – La Pazza per GallizioLab]

Testa o croce

Questo mal di testa non è normale.
Se mi facesse male il cuore, mi preoccuperei meno.
Ché io il cuore lo uso proprio tanto.
Lo metto dappertutto, senza risparmiarlo mai.

Ma la testa.
Quella proprio no.
Potrei rivendermela come nuova.
La uso pochissimo, giusto in quelle occasioni in cui non posso fare a meno di interpellarla.
Per esempio…
No, dico…
Ecco.
Non me ne viene in mente nemmeno una.

Eppure mi fa male.
Eccome.
E non posso farci niente.
A che gioco giOKIamo, dico io?

Forse il dolore è solo il preludio della fine.
Se fossi fine, potrei dire “la fine della fine”.
Ma sono rozza, quindi dirò “la fine della rozza”.
Rozza di sera…

Che poi.
Chi avrà cura dei miei scritti quando me ne sarò andata?
Scritti.
Deliri, meglio.
Deliri di una povera pazza.

Ho già pronto l’epitaffio:
“Ci ha lasciato le penne. Ora non scriverà più.”

Beh, un pensiero lasciatelo almeno voi, quando verrete a trovarmi.
Non fiori, ma opere di penne.

Pensieri in via di sviluppo

Mi chiudo in camera.
In una camera al buio.
Una camera oscura.
Ho bisogno di sviluppare pensieri.
Pensieri negativi che vorrebbero diventare positivi.
Negativo/positivo.
Due poli della stessa pila.
Pila di pensieri che si accumulano tutti i giorni nella mia mente.
Sono bipolare? mi chiedo.
+ o -, mi rispondo.
E’ che certe volte proprio non mi capisco.
Sto bene e mi chiedo perché.
Sto male e mi chiedo perché.
Forse chiedo troppo.
A me stessa.
Quando ogni tanto sarebbe meglio ascoltare, in silenzio, quello che ho da dire.
E da dare.
Senza chiedere di più.
O di meno.

Ah, l’amore!

Cos’è l’amore?
L’amore non esiste.
È un pensiero astratto.
Astratto a sorte.
Da un destino che ci vuole amanti di chi non ci ama.
È il cane che si morde la coda.
E poi se la lecca.
Ché s’è fatto male.
Allora lecca le ferite che lui stesso si è procurato.
Ah, l’amore!
Si fa presto a dire amore.
Amore qua.
Amore là.
E nessuno che possa dire con certezza di averlo provato almeno una volta nella vita.
O di averlo visto.
Com’è fatto l’amore?
L’amore è un tipo che si è fatto da sé.
Un self made love.
Ognuno ama a modo suo.
E l’amore non guarda in faccia nessuno, no.
E se qualcuno soffre che gliene importa all’amore?
L’amore se ne love le mani.
E chi s’è visto s’è visto.
Di certo non s’è visto l’amore.
Quello vero.
È un fantasma.
Un fantasma all’opera.
Spesso protagonista di tragedie.
L’amore è un dramma.
“Come stai?”
“Lasciami stare. Sono sotto un dramma.”
Ah, l’amore!
Tutti bravi a parlar d’amore, però.
“Sei l’uomo/la donna della mia vita.”
La precedente?
O quella futura?
L’amore non è mai presente.
È solo un’illusione.
Ottica.
“Ma io l’ho toccato con mano!”
Allora per te si è trattato di un’illusione tattica.
L’amore è il sovrano di un regno che non esiste.
“Oh mia Regina. Parlami d’amore!”
“È da mo’ Re che ti parlo!”
È inutile: l’amore non è in casa.
E non è un caso.
“Risponde la segreteria telefonica dell’Amore. In questo momento non ci sono. Ma lasciate un messaggio. Sarete amati al più presto.”
Click.