l’accentiamo?

Ma uffa!
Possibile che quando mi rileggo trovo sempre qualcosa che non va?
Figurati quando mi rilego.
Come libro, dico.

Dunque.
Ho letto, ieri, mentre scrivevo.
Sì, scrivo di getto, ma non getto mai.
Nella spazzatura.
Ché quello che scrivo lì starebbe proprio bene.
Sarebbe l’unico modo per me di fare la differenza come scrittrice.
“Hai visto la Pazza? Lei sì che si è differenziata! Nella carta…”

Dicevo.
Leggo e che ti trovo?
Una e con un accento in più!
E li mi accento io.
Di rabbia!
Se ci fosse stato Gerry Scotti questo non sarebbe accaduto.
Me lo avrebbe fatto notare.
Avrebbe detto:
“La Pazza, è la tua risposta definitiva? L’accentiamo?”
E io avrei detto: “No!”
E tutto sarebbe andato a meraviglia.
Invece Gerry non c’era.
Mi hanno detto che era a casa con la febbre.
Gerry, scotti?

(Uffa!)

Titti a casa

Se mi fingo morta forse mi lasciano in pace.
Tutti.
E tutto.
Se mi credono morta smetteranno di chiedere
di assillare
di bussare alla mia porta
“È aperta!”
Ecco.
Ho parlato.
Ora sanno che sono viva.
Che vivo ancora.
Vivo è una parola grossa.
Sopravvivo.
E sotto muoio.
Tanto non se ne accorge nessuno.
Finché continuo a sorridere va tutto bene.
Va tutto bene.
Va tutto. Bene.
Va. Tutto bene?
No.
Ma non diciamolo in giro.
Ché tanto non ci crederebbe nessuno.
Continua a ballare, Titti.
The show must go home.
“On. Si dice on.”
No. Per me è home.
Dove c’è Titti c’è casa.
“E dov’è casa?”
Non so.
Sto ancora cercando la Titti.